Seinario di studio sulla comunicazione.
Dimmi cosa vuoi che faccia!?
Dalla comunicazione cognitiva alla comunicazione emozionale
Liceo Artistico Cassinari Piacenza - 8 Novembre 2008
abstract relazione Arnaldo Amlesu
Tutto comunica sempre qualcosa… ma non sempre corrisponde a quello che si vuole trasmettere
Sembra che oggi comunicare sia una cosa facilissima: possediamo strumenti sofisticati e rapidi che portano le nostre parole dappertutto; i mezzi di comunicazione di massa ci informano in tempo reale sui fatti che avvengono in luoghi lontanissimi; abbiamo archivi sterminati che conservano, pronti all’uso, milioni di dati.
Ma è proprio vero che siamo così bravi?
L’epoca della comunicazione è veramente un tempo in cui ci si comprende? Oppure ci troviamo nell’inquietante situazione in cui ad un aumento esponenziale degli strumenti comunicativi si contrappone una desolante incapacità di interrogarsi sulla comunicazione stessa?
Una società complessa come quella in cui stiamo vivendo richiede alle persone una grande consapevolezza di ciò che vuol dire comunicazione, ma offre pochi strumenti per acquisirla.
Nella mia attività di direttore creativo, di consulente di comunicazione, di formatore ho incontrato e incontro molte persone in molti contesti diversi. Attraverso questi incontri ho maturato l’idea che tutti hanno necessità di acquisire strumenti per riflettere sulla comunicazione e che l’accesso a questi strumenti è un diritto di ogni persona.
Perchè capire e gestire la comunicazione è determinante rispetto alla nostra vita e alla sua qualità. La comunicazione è infatti il mezzo principale di cui disponiamo per affermare i nostri bisogni, per raggiungere i nostri obiettivi, per influenzare il comportamento degli altri e renderlo compatibile con i nostri interessi.
Eppure a scuola ci hanno insegnato a leggere a scrivere, ma non l’arte della comunicazione. Non ci hanno insegnato che l’abilità comunicativa non sta solo nel sapere le cose e nel dimostrare di saperle, ma nel trasmetterle, nel condividerle, nel comunicarle appunto.
Quando ero ragazzo e frquentavo l’Università il mio professore di Sociologia amava chiamare le sue lezioni conversazioni, perchè diceva che le lezioni frontali classiche erano troppo fredde e prive di coinvolgimento e quindi di apprendimento. Era vero.
Quante volte ci hanno detto e ci hanno convinto che sapere è potere.
Questo invece è falso. Il vero potere sta nel comunicare: se uno non viene capito cosa se ne fa di tutto il suo sapere e quale potere può mai avere uno da solo?
Si è portati a credere che parlare e ascoltare siano abilità naturali che a differenza del leggere e dello scrivere non necessitano di essere insegnate. E invece malgrado le apparenze saper comunicare con gli altri essere umani è tutt’altro che facile e istintivo.
Il senso comune considera la comunicazione costituita da un’emittente e un destinatario che si scambiano informazioni, attraverso messaggi regolati da un codice, in un certo contesto.
Un modello che ricorda più una spedizione postale che una comunicazione, dove l’informazione da trasmettere, viene impacchettata in un messaggio che obbedisce a determinate regole conosciute sia dal mittente che dal destinatario, e inviata tramite un canale all’indirizzo del destinatario, che, una volta ricevuto il pacco, non deve far altro che spacchettare.
Se riflettiamo sui suoi presupposti vediamo come questo modello si smentisca da solo denunciando tutti i suoi limiti:
1) la comunicazione avviene in modo lineare, con una direzione prestabilita
2) il messaggio è già definito in partenza e deve essere solo impacchettato e spedito (cioè codificato nel codice lingua italiana)
3) il ruolo del ricevente è analogo a quello dell’emittente solo rovesciato
4) ammette solo errori meccanici (come un uso sbagliato del codice)
Le cose in realtà non sono così semplici, neanche per un pacco postale. Se non ci credete provate a spedirne uno.
Questo modello forse può andar bene quando noi suoniamo un campanello (ammesso che ci sia qualcuno in casa in quel momento e che ne senta il suono). Funziona meglio in ambito militare quando un superiore trasmette un ordine a un subalterno (non è richiesta infatti la comprensione del comando ma solo l’esecuzione).
La comunicazione è qualcosa di più di una semplice esternazione informativa monodirezionale. La comunicazione è per sua natura un processo circolare a cui partecipa sia chi emette il messaggio che chi lo riceve con altrettanta responsabilità.
Richiedere il testo completo alla segreteria organizzativa (liceo artistico cassinari)) o all' autore (link@vuvuvuslesc.net
