Bloggers e giornalisti: come e perché debbono convivere e collaborare

Quando sono nati, i blog, in pochi immag­i­na­vano che avreb­bero avuto una tale dif­fu­sione ed un così largo suc­cesso. Sem­bra­vano poco più che diari online di ragazz­ini fanatici, e non molti avreb­bero scommesso che in breve sareb­bero divenuti quello che ora sono. Il panorama attuale è invece ric­chissimo di pro­poste, dalle ver­sioni online delle tes­tate gior­nal­is­tiche ai clas­sici “diari di bordo” con in mezzo il mondo intero.

Sono tanti i blog e molti riscuotono un suc­cesso parag­o­nabile a quello della stampa uffi­ciale e dei media tradizion­ali, che com­in­cia a sen­tire la pres­sione di questa nuova forma di “con­cor­renza” e cerca modi per lim­itare l’impatto, arrivando ad ascri­vere la crisi della carta stam­pata, ad esem­pio, alla pro­lif­er­azione di fonti di infor­mazione gra­tuita. Sotto accusa il cosid­detto “cit­i­zen jour­nal­ism”, il gior­nal­ismo parte­ci­pa­tivo, reo di aver invaso il campo dei media tradizion­ali e accusato di pro­durre infor­mazione troppo lib­era. Ma si tratta davvero di due veicoli d’informazione diver­genti o in con­cor­renza tra loro? I vec­chi media deb­bono davvero temere la spinta dal basso dei blog o pos­sono in qualche modo “sfrut­tarla” per rimanere a galla ed emerg­ere in modo nuovo e più al passo coi tempi?

In questi giorni molti blog­ger in Italia e all’estero stanno alzando la pro­pria voce per creare una cor­rente di pen­siero ed un’opinine comune sui blog e sulla lib­ertà di espres­sione. In Ger­ma­nia il Web Jour­nal­ism Man­i­festo redatto da 15 blog­ger di suc­cesso e in Italia il neonato movi­mento per la Web Democ­racy, caldeg­giato, tra gli altri, dall’amico Rudy Bandiera, sono soltanto due esempi dello sce­nario che si sta aprendo.

In gen­erale quello che i blog­ger recla­mano è il diritto di scri­vere e di esprimere il pro­prio libero pen­siero, pur senza essere gior­nal­isti, pur non avendo un edi­tore, pur non rap­p­re­sen­tando altri che se stessi. La paura di tutti è che arriv­ino norme lim­i­ta­tive di questo diritto d’espressione e che i blog vengano in qualche modo “imbavagliati”. Dall’altra parte, i gior­nal­isti pro­fes­sion­isti si sentono minac­ciati, più o meno a ragione, e chiedono chiarezza e norme, attac­cando spesso i blog­ger che “invadono” i loro ambiti pro­fes­sion­ali e pro­ducono con­tenuti di basso liv­ello e di dub­bia credibilità.

Per­sonal­mente vedo molta esager­azione in questa querelle, da entrambe le parti, e ritengo che i vec­chi e i nuovi media pos­sano e deb­bano con­vi­vere paci­fi­ca­mente ed “ali­men­ta­rsi” vicen­de­vol­mente, piut­tosto che com­bat­tersi. Non credo che i blog “indipen­denti” saranno mai davvero un peri­colo per i media tradizion­ali, benché ogget­ti­va­mente più liberi e più vicini alla gente; credo invece che i primi pos­sano dare un grande con­trib­uto alla cap­il­lar­ità dell’informazione e alla fruibil­ità delle news. Ma… c’è sem­pre un “ma”, e il “ma” del caso è che con­cordo appieno sulla neces­sità di met­tere qualche puntino sulle troppe “i” di questa vicenda.

Occorre, ne sono con­vinto, uno sforzo di chiarezza e qualche norma, oltre al buon senso che spesso non basta. Apprezzo quindi le inizia­tive nazion­ali ed estere per un “Man­i­festo dei Blog­ger”, che sap­pia trac­ciare delle linee guida, un codice etico e una serie di punti da con­trap­porre alle ques­tioni poste dai media e dai gov­erni. Ne va della cred­i­bil­ità e della soprav­vivenza di un grande quan­ti­ta­tivo di per­sone che fanno cul­tura, infor­mazione, opin­ione, intrat­ten­i­mento e molto altro, attra­verso i blog. E che davvero non rap­p­re­sen­tano quel peri­colo che in molti paven­tano. Questo non vuole essere un appello ai col­leghi blog­ger per fare fronte comune con­tro chissà che cosa, ma un invito alla rif­les­sione riv­olto a tutti, con l’auspicio che si possa al più presto arrivare ad una situ­azione più chiara e pos­i­tiva per tutti.

A cura di

clagag
clagag

Comunicazione & Marketing

Cremona (CR)

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