Nella Comunicazione sono stati individuati dei “pericoli” nel corso degli studi ad essa pertinenti. La Scuola di Francoforte (Marcuse) parla, a tal proposito, di “Cultura di massa” come espediente dello Stato di condizionarci anche nel tempo di svago. La Cultura di massa è una cultura prodotta in unità seriali sempre uguali in modo da appiattire ma anche di ottundere l'immaginazione visto che, spesso, era fatta di elementi trasmessi perché graditi alla pubblicità più che di elementi di contenuto meritoriamente informatico. La Scuola di Chicago (Lasswell) dice che nelle società tribali c'era il tam-tam per mobilitare il villaggio. In una società di massa fatta di grandi numeri divisi tra di loro, occorre un qualcosa con funzioni analoghe per mobilitare le masse. La propaganda che funziona, dice Tchacotin, secondo logiche di stimolo-risposta. Di fronte a teorie del genere che potevano creare un po' di ansia verso la Comunicazione sono nate le “Utopie”: la più importante è quella cybernetica di Wiever. Secondo questa teoria l'uomo si scioglierebbe in una serie di relazioni comunicative in cui tutto sarebbe fatto circolare in modo da evitare quelle zone di ombra in cui si sono commessi i peggiori misfatti dell'umanità. Secondo Al Gore, premio nobel per l'ambiente, i nuovi mass-media non omologherebbero ma ci farebbero conoscere l'altro e ci arricchirebbero. Inoltre ci consentirebbero di creare una sensibilità planetaria verso situazioni drammatiche a noi lontane. Come in una sorta di villaggio, globale. Secondo i teorici della tecnopolitica, infine, i nuovi mass media permetterebbero a tutti di partecipare alla presa di decisione su temi di interesse comune. Per aprire gli occhi sulla comunicazione, e quindi far capire, che non era tutta “rose e fiori”, sono nate le Dis-utopie. La più importante è quella della tracciabilità dell'uomo: possiamo dire tutto, a tutti e quando vogliamo ma questo implica che lasciamo una serie di traccie dietro di noi enorme. Mettendole assieme si riesce a creare una sorta di identikit che ci schedi. Altra cosa importante è la manipolazione delle menti: ormai è chiaro che non tutti possono partecipare alle decisioni comuni ma che pochi vengano interpellati su di esse in modo da far passare l'opinione di pochi come quella di tutti (uso cattivo dei sondaggi a scopo politico). Infine, i mass-media sono diffusi in maniera ineguale tra nord e sud del mondo (rapporto McBride) e ciò favorirebbe l'omologazione e l'oppressione del sud. Questa cosa sarebbe, è vero, ovviabile con strumenti che garantissero a tutti l'accesso all'informazione (i notebook economici di negroponte, l'e-twinning ecc ecc) ma chi ci dice che dietro di essi non vi siano gli interessi dei ricercatori, delle sw e hw houses? Ad ogni modo nonostante queste dis-utopie, le utopie si sono rivelate più forte perchè hanno il potere di mostrarci una chimera ricca di tutte le cose belle e virtuose che vorremmo. Una chimera che, pur non esistendo ancora, possa comunque mettere in moto dei processi che indirizzino la Comunicazione verso un suo stato realizzativo virtuoso.
