Design ed Ecologia

Possono andare d’accordo il design e l’ecologia?
Fino a qualche anno fa non si sarebbe mai detto, le parole “innovazione” e “design” evocavano immagini di forme spettacolari, materiali impalpabili, acciaio, vetro, plastica, carbonio… insomma quanto più di “freddo” ed “innaturale” potessimo pensare, questo almeno nell’immaginario comune, soprattutto per i non addetti ai lavori.
Quest’anno il tema proposto per il fuorisalone invece sembra aver voluto ribaltare la prospettiva: “Green Energy Design”.
E si è rivelata una scelta vincente: è stata mostrata un’altra faccia del design, quella forse meno visibile, ma più attenta all’ambiente e vicina al sentire di chi vive gli ambienti.
I giovani designer del Salone satellite e di Zona Tortona hanno così rispolverato i materiali tradizionali, legno e tessili soprattutto, con risultati piacevoli e sicuramente più vicini al calore della casa tradizionale.
Un’interessante sorpresa sono state le collaborazioni tra studi occidentali ed orientali: il legame strettissimo che i designers asiatici hanno con il legno è stata fonte di ispirazione di molte realizzazioni in mostra sia nel Salone satellite che in Zona Tortona, e hanno dato vita a mobili sobri e semplici, “mulatti” che nella loro linearità non si potevano accostare all’una o all’altra cultura, ma sarebbero stati benissimo sia all’interno della più tradizionale casa giapponese, che nel più moderno studio occidentale, a dimostrazione di una globalizzazione anche nel senso del gusto, che tende verso una ricerca di semplicità per accomunare le culture.
E nulla, si è visto, accomuna di più designers di provenienze diversissime del materiale più tradizionale in assoluto in ogni cultura: il legno.
Nella maggior parte dei casi, in controtendenza con il mercato attuale che propone sempre più un legno laccato, coperto, quasi come materiale di sostegno interno, non visibile, la maggior parte di queste creazioni, soprattutto ad opera di giovani, decide di lasciare a vista le venature, sceglie le specie legnose e le accosta per creare contrasti di colore. Coloro con cui mi sono soffermata a parlare hanno dimostrato una conoscenza approfondita delle specie legnose, chiarendo che la scelta di esse, o semplicemente del materiale legno per le loro realizzazioni, non è dettata dalla disponibilità di determinate specie sul mercato, ma di un’attenta ricerca di caratteristiche fisiche-meccaniche, nonché estetiche, oppure di legame alla provenienza locale, dimostrando che, anche nella preparazione, i designers del futuro scelgono di approfondire anche conoscenze proprie del settore artigianale.
Non posso tralasciare l’utilizzo del legno riciclato, presente meno massicciamente di quanto ci si potesse aspettare dato il tema della sostenibilità ambientale, ma mostrato orgogliosamente dai giovani artisti che ne hanno deciso l’utilizzo, con la scelta di mescolare le specie legnose ed i colori per creare combinazioni di sicuro impatto, senza voler nascondere questo “materiale di scarto”.
Persino le forti colorazioni di legni provenienti dalle casseforme sono diventati elemento decorativo per il mobile sostenibile.
Alla domanda “ma allora il legno è il materiale del futuro?” tutti, indifferentemente dalle scelte di utilizzo (chi come complemento, chi come elemento decorativo, chi come struttura portante…), hanno detto di si.
Sì, perché è una materia prima inesauribile; perché non c’è limite alle lavorazioni cui può essere sottoposto; perché dona una tale varietà di qualità e colori che per qualsiasi idea estetica si abbia c’è una specie legnosa che vi coincide; perché bastano pochi attrezzi per lavorarlo e creare, anche lo studente con i minori mezzi può far diventare realtà concrete le sue idee.
Sicuramente una maggiore attenzione all’ambiente, sollecitata dal protocollo di Kyoto è stata un importante incentivo in questo senso, ma il fatto di vedere i più giovani, che si affacciano al mondo del design e dell’arredo d’autore con quaest’attenzione e conoscenza della materia legno è forse un segnale ancora più forte, che fa ben sperare per il futuro: con la loro curiosità e voglia di sperimentare le conoscenze artigianali, che rischiano di andare perdute, potrebbero esser rivalutate e trovare nuove applicazioni, ma soprattutto il legno in quanto tale potrebbe diventare un nuovo punto di incontro per le industrie che lavorano con molti paesi del mondo e forse focalizzerà la loro attenzione su un uso più consapevole di questa risorsa, che analizzi non solo i fattori estetici o di gusto locale, ma anche le migliorie economiche, ecologiche e sociali che possono portare politiche intelligenti di sfruttamento del legno nei diversi territori.
E chi meglio delle grandi industrie del settore del mobile può farlo?
Un consiglio per loro: ascoltate le idee di questi giovani.
Diana Perazzolo
(pubblicato su ML 121)

A cura di

Dianap85
Dianap85

redattrice

Milano (MI)

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